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L’articolo
intitolato “L’Africa è musulmana” è stato scritto ventiquattr’ore
prima delle bombe a Londra. Lo scopo era quello di tentare di
convincere i governanti a cambiare il loro modo di agire, a cambiare
soprattutto l’improntitudine intellettuale e morale con la quale
trattano il mondo che li circonda. Non erano previste le bombe, ma una
qualche forma di reazione negativa sì. Leggendo oggi su diversi
quotidiani i commenti all’attacco terroristico fatti dagli
autodefinitisi “grandi” non si può non rimanere sgomenti: sono sordi e
ciechi, piegati esclusivamente su se stessi e sull’elogio di se
stessi, privi di qualsiasi capacità e volontà di valutare ciò che è
avvenuto nell’unico modo utile, ossia mettendo in causa, fra i vari
fattori scatenanti, anche il proprio comportamento, o almeno il modo
con il quale questo comportamento può venire percepito.
Chi l’ha detto che il maggiore sviluppo industriale è un “valore”? Che
possederlo dia diritto a decidere i destini del mondo e a imporne
l’esecuzione? I Romani affermavano che la “Storia è maestra della
vita”, ma i leader dell’Occidente dalla Storia non hanno imparato
nulla e si muovono, giudicano, condannano con la sicurezza di chi non
ha nessuna Storia alle spalle.
Questo punto lo spiego subito perché già so che viceversa tutti sono
pronti ad affermare che è proprio per non ripetere gli errori del
passato che si vuole il “dialogo fra le religioni”, che si vuole
“l’unione delle nazioni d’Europa”, “l’eliminazione di qualsiasi
differenza”, “portare la libertà e la democrazia a tutti i popoli”. E’
in questo che siamo sempre uguali: nella sicurezza di possedere il
“meglio” e di doverlo imporre con le buone o con le cattive a tutto il
mondo.
Non avevamo forse la stessa sicurezza quando combattevamo per
conquistare Gerusalemme? Non avevamo la stessa sicurezza quando
sterminavamo gli abitanti delle Americhe, bruciando i loro templi, i
loro libri sacri perché tanto erano opera di selvaggi? La Chiesa, di
cui tutti elogiano la grandezza morale, non ha forse mandato al rogo
per secoli e secoli, vantandosi di compiere la volontà divina, tanto
le più belle intelligenze quanto le più povere donnette con l’accusa
di eresia e di connivenza con i diavoli? Il problema, insomma, non è
il “contenuto”, ma la sicurezza, quale che sia il contenuto, che
questo sia l’unico giusto e che, come tale, debba essere portato a
tutti gli uomini.
Il “dubbio” su questo punto viene definito con disprezzo e come
massimo dei mali con il nome di “relativismo”. Sono stati gli
antropologi i primi studiosi ad elaborare la teoria del relativismo in
quanto si erano resi conto che era l’unico modo per poter comprendere
il significato di ciò che vedevano fare, dire, credere dai popoli
diversi da noi. Ogni “cultura” è costituita da un insieme di costumi,
di credenze, di valori, interconnessi fra loro perché sono basati
sulla struttura logica del pensiero. Proprio perché ogni cultura si
fonda su una struttura logica non vi si possono inserire significati o
comportamenti che la contraddicono senza precipitarla nel caos oppure
provocarne una violenta reazione di difesa. Questo significa anche che
tutti gli appartenenti ad una cultura trovano ovvio, giusto, logico il
contesto significativo nel quale vivono. Anzi: che ne vengono
alimentati al punto tale da non essere in grado di giudicarlo.
Naturalmente questo vale per noi come per gli altri.
Voglio fare un esempio tratto dalla storia del cattolicesimo proprio
perché è la Chiesa che condanna maggiormente il relativismo, senza il
quale però non potrebbe salvare quasi nulla di ciò che ha fatto. Non
c’è praticamente un solo “Santo”, canonizzato, e quindi esempio di
perfezione, che non abbia detto e fatto cose che oggi giudicheremmo
orribili e, come minimo, passibili di mandato di arresto europeo. Non
parlo soltanto di quei grandissimi Santi che hanno mandato al rogo
streghe e sodomiti in abbondanza come Bernardino da Siena; non parlo
dei processi dell’Inquisizione che per lunghi secoli hanno impedito
qualsiasi libertà di pensiero, di parola, di azione con pene fisiche e
mentali atroci e che pure nessuno fino al 1700 ha ritenuto errate o
ingiuste. Parlo, invece, delle “visioni” di grandi mistiche
(canonizzate dalla Chiesa) le quali additavano gli ebrei e i sodomiti
come massimi responsabili dei mali del mondo, e ne descrivevano le
condanne nell’inferno con puntuale ferocia. Da S. Brigida di Svezia a
S. Francesca Romana “le anime dei miseri uomini e donne col peccato
sodomitico e quello contro natura avevano grandissimo tormento e in
quel medesimo modo e forma con cui avevano commesso tale scellerato
vizio, facevano i demoni con esse. Le infilzavano da parte a parte con
grandi spiedi che facevano riuscire per la bocca…..”; Margherita
Ebner, durante l’imperversare della morte nera nel 1348 “ebbe da Dio
la conferma che ne erano colpevoli i giudei”; la beghina Maria di
Oignies, non soltanto consiglia e spinge il suo direttore, il famoso
Giacomo da Vitry a predicare la crociata contro gli Albigesi, ma nelle
sue visioni “vede discendere dal cielo una moltitudine di croci su
coloro che vanno a combattere gli eretici”.
Mentivano forse? Assolutamente no: “vedevano” quello che il contesto
culturale gli aveva suggerito.
Non si tratta di “chiedere scusa alla Storia”, come banalmente è stato
fatto, ma di comprendere che oggi siamo convinti di trovarci nel
giusto tanto quanto ne erano convinti i nostri predecessori e che il
nostro unico vantaggio può, e deve essere soltanto la capacità di
porci dei dubbi.
Coloro che governano perciò hanno un solo dovere: tutelare e
salvaguardare il proprio popolo.
E’ quello che non fanno. □
Roma, 8 Luglio 2005 |